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NAPOLI, L'INFINITA STORIA URBANA Stampa E-mail
Scritto da Roberto Esse   
Martedì 07 Giugno 2016 16:38

 

La storia urbanistica di Napoli, è complessa e difficile, essa comunque potrebbe avere come data d’inizio il 1839 anno nel quale Ferdinando II di Borbone istituì il Consiglio Edilizio di Napoli. Questo organismo realizzò: “ Ottantanove articoli di abbellimenti e idee magnifiche ed utilissime”, per la sistemazione urbanistica della capitale, che furono definiti  le  “le Appuntazioni per l’abbellimento di Napoli.” Le opere previste erano sintetizzate in otto voci principali : - case, strade interne,strade suburbane,piazze, mercati, macelli,edifici pubblici,polizia urbana. In tal modo si intendeva perseguire un indirizzo di pianificazione urbanistica della città incentrato per categorie di intervento. Il Consiglio Edilizio di Napoli, propose l’allineamento di molte strade esistenti e la creazione di nuovi collegamenti, previa la demolizione di edifici puntellati o cadenti, l’eliminazione di cavalcavia, di baracche, ad esempio l’ampliamento e la sistemazione della Salita delle Fosse del Grano, si da inserire via Toledo nella maglia viaria nord-orientale.Ed ancora la ristrutturazione di vico Lungo Gelso e di via Speranzella.Il piano prevedeva poi l’abbattimento delle porte ancora esistenti, ad esclusione di Porta Capuana, per consentire l’allargamento delle strade ad esse afferenti, come nel caso di Port’Alba. Ad oriente, all’esterno del nucleo urbano, il Consiglio Edilizio di Napoli, poneva le basi per l’espansione della città,ispirato dalla realizzazione della linea ferrata da Napoli al Granatello e della relativa stazione di testa, si prevedeva inoltre l’ampliamento della  “strada fuori Porta Nolana”, colmando i fossati da Porta Capuana al castello del Carmine; contemporaneamente si prevedeva il proseguimento della via lungo l’antico alveo della Arenaccia, con un lungo percorso che dagli Ottocalli raggiungeva il ponte della Maddalena. La “griglia“ doveva completarsi, nella direzione est-ovest, con la ristrutturazione e l’abbellimento di via San Cosma fuori Porta Nolana e la strada da Porta Capuana al Ponte di Casanova.

Ad occidente, oltre al proseguimento dell’opera di riqualificazione della Riviera di Chiaia ed al ridisegno del largo di Santa Maria a Cappella, si riteneva indispensabile la sistemazione della strada di Santa Lucia e si auspicava la realizzazione, mediante riempimento in mare ,di un asse viario continuo dal Chiatamone a Mergellina, per meglio collegare la zona di Chiaia al centro della città e all’area flegrea. Alle demolizioni da effettuarsi a Mergellina e a Santa Lucia avrebbe fatto seguito la creazione di un quartiere per marinai a Bagnoli.Questa era la Napoli immaginata dai Borboni, una città capitale con gradi potenzialità e risorse. Ma le vicende politiche, che condussero alla nascita del Regno d’Italia, influenzarono anche lo sviluppo urbanistico della città.

Poi nel 1884 la grande epidemia di colera, indusse il Governo ad intervenire con un piano di “Risanamento“ della città, furono redatti i progetti per il risanamento dei quartieri bassi e l’ampliamento da oriente della città.Nel progetto si prevedeva la costruzione di una strada in rettifilo,dal centro della città alla piazza della stazione, a completare il piano, il corso Garibaldi che veniva prolungato fino all’albergo dei Poveri.

Nel 1939, viene redatto il Piano Regolatore Generale della città di Napoli,  che non sarà mai attuato a causa della guerra.

Nel 1945 la città è a pezzi, via Marina è una  sorta di baraccopoli  concentrato di povertà e miseria, i quartieri del Centro Storico e del Centro Antico, nonché le periferie sono stati oggetto di interventi edilizi privi di ogni autorizzazione Negli anni cinquanta, Napoli si trasforma, accanto agli immancabili approfittatori che lucrarono a più non posso, l’amministrazione Lauro,riuscì ad ottenere per la città una legge speciale con notevoli risorse finanziarie, che consentirono l’approvazione del piano per il completamento del rione San Giuseppe-Carità , cioè la nascita della zona dei  “ Guantai Nuovi “ , ed ancora il rifacimento totale di piazza Municipio che per la sua contiguità con il Porto doveva diventare la porta d’ingresso dei paesi del Mediterraneo nella città “ giardino d’Europa” sognata da Lauro.Gli anni che seguirono, furono contraddistinti da gestioni commissariali  che poco accorte o per nulla interessate alle sorti della città, consentirono con il supporto economico pubblico la nascita di insediamenti urbanistici popolari senza creare le necessarie infrastrutture (vedi Rione Traiano).

Nei primi anni settanta, Napoli subisce una sorta di stasi urbanistica programmata, dando spazio a fenomeni di abusivismo che raggiungeranno le loro punte massime dopo il millenovecentosettantacinque.Si assiste ad un dilagare dell’abusivismo, che invade ogni zona della città, nascono addirittura quartieri interamente abusivi, queste costruzioni, però, saranno utilissime per far fronte alla crescente richiesta di case soprattutto dopo il terremoto del millenovecentottanta.

Migliaia di miliardi stanziati, per la ricostruzione delle zone terremotate, Napoli è tra queste, le opere iniziano, ma si tratta come è sotto gli occhi di tutti di “ edilizia spazzatura”  gli insediamenti abitativi realizzati  sono di una sconcezza unica  Monteruscello né è l’esempio , quartieri privi di ogni possibilità di spazi per aggregazione sociale, senza infrastrutture,la qualità stessa dei fabbricati è indecorosa.Napoli, oggi, potrebbe rinascere, ridiventare capitale, se si attuassero le necessarie misure urbanistiche, che consentissero interventi mirati per la riqualificazione del Centro Storico, e per il recupero delle periferie.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Giugno 2016 16:56
 

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